08. La Montagna delle Lingue - Cemento Podcast

01.08 – LA MONTAGNA DELLE LINGUE

C’è una componente dei viaggi di cui ancora non vi abbiamo parlato, ma da cui nessuno può sottrarsi, mai: la lingua.

Che sia gesticolare come un forsennato con i camionisti tagichi, confondere i bigliettini con su gli ideogrammi con cui ti hanno scritto “bagno”, “stazione”, “senza carne” o ascoltare monologhi di ore in russo di una babushka russa in cerca di compagnia – in viaggio tutto è lingua, ed è impossibile non comunicare.

Viaggiare senza parlare le lingue

Anche questa volta io e Angelo viviamo la lingua in viaggio in maniera diversa. Per me è lo strumento privilegiato con cui riesco a entrare nelle vite delle persone e ad assaporare la vita di un paese attraverso un caleidoscopio di dettagli, aneddoti, storie. Non parlare la lingua del posto è un limite che mi dà la sensazione di rimanere “a galla” e di starmi perdendo troppo.

È scattato qualcosa quando nel 2015 sono stata per la prima volta in Russia perché non avevo mai visto un paese così immune alla penetrazione dell’inglese. Non solo praticamente nessuno parlava inglese, ma molti non sapevano nemmeno leggere l’alfabeto latino.

Le cose oggi stanno cambiando e, anche grazie alla profonda apertura di alcuni paesi verso l’Europa (i Baltici, Georgia e Ucraina su tutti), nelle capitali e nelle grandi città si trovano sempre più persone che parlano inglese. Noi italiani storicamente viaggiamo in zone dove ci aiutano o l’italiano o l’inglese e vicine a noi, oltre che linguisticamente, anche culturalmente: l’Europa, il Vicino Oriente, il Sud America. 

Sono tornata da poco dall’India, dove l’inglese è lingua nazionale. Le insegne sono in inglese, un sacco di cose sono traslitterate, senti la gente parlare in hindi utilizzando un numero impressionante di anglicismi, mischiando le due lingue. Insomma, una volta che ti sei abituato al casino di lì capisci una cosa: che di lingua non muori. In Caucaso tanti anni fa, in Asia Centrale o Russia è un altro mondo: sei tu che devi piegarti alle loro regole. E a conti fatti ha anche senso così.

Comunicare oltre la lingua

Angelo in Russia è riuscito senza problemi a farsi fino a 25h di treno senza parlare con nessuno. Perché la gente ti considera poco, ti lascia stare, a differenza di altri posti come l’Iran o l’India, dove dopo un po’ non ne puoi più di gente che ti rivolge la parola dovunque, per qualunque motivo.

In realtà in Russia non è che alla gente non interessi: in realtà gli interessi moltissimo, nella maggior parte dei casi. Tolta quella patina di timidezza e freddezza congenita, vorrebbero sapere tutto di te: se sei sposata, quando farai figli, come si chiamano i tuoi genitori, cosa ne pensi della Russia. Semplicemente, sono persone che pensano di non essere in grado di comunicare con te e quindi gettano la spugna a prescindere. Loro le lingue le hanno studiate e spesso ne parlano due, tre, quattro, ma quasi mai tra queste c’è l’inglese.

Il punto è che la lingua da sola non basta: in India, nonostante si parli tutti inglese, ci sono distanze culturali per certe cose incolmabili che rendono più difficoltosa una comunicazione profonda. Nel mondo post-sovietico non è così: in quello che all’epoca forse era il paese col più alto tasso di alfabetizzazione del mondo, l’Unione Sovietica, le persone hanno avuto accesso a un’istruzione di altissimo livello. 

A prescindere dal lavoro che fanno oggi, le persone con cui parli spesso hanno una o più lauree, parlano almeno una lingua europea (il russo), hanno studiato a scuola grossomodo la nostra stessa storia e hanno vissuto in famiglia eventi fondanti della nostra identità, come la Seconda Guerra Mondiale. Vi accorgerete in breve che anche solo uno di questi fattori agevolerà qualunque comunicazione, la renderà più intima, inclusiva. Con o senza lingua comune.

Quindi sì, sapere le lingue è un gran catalizzatore di incontri ed avventure, ma ormai il mondo è pieno di persone che viaggiano sapendo solo l’inglese (o a volte neanche quello), e non solo Angelo Zinna! C’è Google Translate e ormai è pieno di siti per chiedere ospitalità e incontrare persone del posto che spesso muoiono dalla voglia di praticare l’inglese: Couchsurfing è il più noto, ma c’è anche Trust Roots, nato quando CouchSurfing si è commercializzato, o Warm Showers per i ciclisti. Per quando stiamo fermi, invece, ci sono i traduttori: quelli in carne ed ossa, che ci mettono in comunicazione con le culture più lontane.

Un traduttore dal georgiano (e non solo): Francesco Peri

Francesco Peri vive a Parigi, e vive di traduzioni. Dalle lingue classiche, inglese, francese, tedesco, russo e anche da alcune più insolite: il norvegese, per esempio, e il georgiano.

A conti fatti, gli italiani madrelingua a tradurre dal georgiano sono veramente pochi. L’abbiamo contattato per un’intervista, in cui ci ha parlato di come ha incontrato questa lingua straordinaria e dalle difficoltà veramente estreme, della sua letteratura classica e contemporanea, delle difficoltà con cui questo paese si affaccia sul panorama internazionale anche da un punto di vista culturale.

L’ultima sua traduzione è La santa tenebra di Levan Berdzenišvili.

La montagna delle lingue

Appiattito prima sotto l’etichetta “Unione Sovietica” e ancora oggi in parte sotto quella di “Federazione Russa” c’è uno sconfinato sottobosco linguistico che da fuori non trapela, ma che i russi distinguono accuratamente (e non senza razzismo), per quanto riguarda le etnie, in due parole: russkij (russo slavo) e rossjanin (cittadino della federazione russa di un’altra etnia). Gli oltre 300 milioni di abitanti dell’ex spazio postsovietico parlano moltissime lingue diverse. Alcune più note, come le lingue turche dell’Asia Centrale; altre in via d’estinzione, come alcune lingue siberiane. Ma c’è una regione soltanto che ha una densità linguistica impressionante. Solo dopo la Papua Nuova Guinea e alcune zone dell’Amazzonia, c’è la regione caucasica, dove vivono fianco a fianco circa 60 lingue diverse.

La vera complessità linguistica sta nel Caucaso del Nord, dove lingue diversissime sono distribuite a macchia di leopardo e, per esempio, nella sola regione del Dagestan se ne contano almeno 32 (di cui solo 14 scritte) e 120 dialetti. Nel Caucaso del Sud alcune delle lingue maggioritarie sono emerse insieme alle repubbliche della Transcacaucasia. Spesso vengono accomunate per comodità ma rispecchiano realtà linguistiche completamente diverse: la famiglia indeuropea (l’armeno), quella turca (azero) e quella kartvelica o caucasica meridionale. Ma basta anche solo guardare con più attenzione la cartina della Georgia per notare due aree contese, l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud, a cui corrispondono due lingue che non hanno niente a che spartire con il georgiano. L’abkhazo è caucasico nord-occidentale, l’osseto è una lingua indo-iranica, quindi indeuropea e imparentata con il persiano.

Come ci ha raccontato Francesco Peri, le curiosità sarebbero infinite. Ce ne sono due carine che ho scelto di raccontarvi: una sull’abkhazo, che conta ben 62 lettere, di cui 38 effettive e il resto digrammi; l’altra è invece che in georgiano “mamma” si dice deda, “papà” si dice mama. Bebo è la nonna, papa  è il nonno. Definire queste parole “scambiate” è improprio. È infatti un caso da manuale di falsi derivati che moltissime lingue nel mondo dicano parole simili a “mamma” o “papà”. Il motivo ha molto più a che fare con i primi suoni che i neonati riescono a produrre che non con la decisione arbitraria dei genitori di decidere che “mamma” significa “mamma”. I nomi familiari in georgiano ci fanno sorridere, ma non sono sbagliati rispetto ai nostri. Sono semplicemente diversi.

Scrivici!

Cemento è un podcast di Angelo Zinna e Eleonora Sacco.

Se non lo hai ancora fatto, iscriviti alla newsletter per rimanere aggiornato sull’uscita delle prossime puntate e ricevere questo file direttamente nella tua mail.

Vuoi parlare con noi dell’argomento che abbiamo trattato in questa puntata? Entra nel gruppo Facebook di Cemento, siamo contenti di proseguire la discussione!

Saremmo felici di sentire il tuo feedback, se i social non fanno per te puoi contattarci a posta@cementopodcast.it.  

Ci trovi, ovviamente, anche su Instagram.