07. Paese che vai, Kok Boru che trovi - Cemento Podcast

01.07 – PAESE CHE VAI, KOK BORU CHE TROVI

Uno dei rischi più grandi nel parlare di Est è quello di accorpare le tante culture che si esprimono su questo vasto territorio sotto l’etichetta di “post-sovietico” o “nuovo est”, come se fossero intercambiabili. Tradizioni, usanze e costumi legati alle infinite minoranze che occupano l’ex blocco orientale nascondono storie che vale la pena esplorare, sia per avvicinarsi ai popoli che convivono nella regione che per interpretare la crescita di sentimenti nazionalisti visibile in anni recenti. 

Dopo la caduta dell’URSS abbiamo assistito a una valorizzazione di tradizioni antiche, spesso nel tentativo di ristabilire identità nazionali represse sotto il governo sovietico. Oggi riti secolari tornano ad emergere in modo spontaneo o istituzionalizzato, permettendo a noi curiosi di scoprire aspetti poco conosciuti di questa parte di mondo.

Giochi nomadi

Il nostro viaggio comincia in Turchia, dove tra qualche mese si terranno i World Nomad Games, le olimpiadi dei giochi nomadi.

Cosa sono questi giochi nomadi? Si tratta di una competizione internazionale che si tiene ogni due anni. È cominciata nel 2014 e fino ad ora si è sempre tenuta in Kirghizistan, nella cittadina di Cholpon-Ata, sulle rive del lago Issyk Kul. Questa sarà la prima volta che i giochi nomadi si terranno fuori dal Kirghizistan. Non sono ancora state confermate le date, ma solitamente la competizione avviene a inizio settembre. Voci dicono che quest’anno si terrà a Bursa: chi fosse interessato a fare un salto tenga d’occhio le notizie, la conferma dovrebbe arrivare a breve.

Per le popolazioni turcofone dell’Asia Centrale, questo entusiasmo per i giochi tradizionali nomadi è anche un modo per avvicinarsi culturalmente, politicamente ed economicamente alla Turchia, nuovo partner che ha già aperto da decenni molti centri culturali e università turche nell’area.

Nell’ultima competizione erano rappresentate ben 19 nazioni. Si compete al tiro con l’arco, corse con i cavalli, ma anche sport più curiosi.

Prima di tutto c’è la gara di velocità di costruzione della yurta. Per costruire una yurta di solito si impiegano tra le 4 e le 8 ore a seconda della dimensione e del numero di partecipanti. Il record di velocità per la costruzione di yurte appartiene (ovviamente) alla squadra kirghisa che ha partecipato ai World Nomad Games del 2018 – hanno impiegato solo sette minuti e 46 secondi per costruire la loro tenda.

Lo sport più famoso kok boru, dichiarato patrimonio intangibile dell’umanità dall’UNESCO, che vede due squadre da 12 giocatori a cavallo scontrarsi per fare canestro alle estremità opposte del campo. La cosa particolare di questo sport è che al posto della palla c’è una capra senza testa. È un incrocio tra polo, rugby e basket, con capretto decapitato.

Un altro gioco tipico si chiama kyz kuu, conosciuto anche come il gioco del bacio. Una donna parte al galoppo mentre un uomo è fermo a cavallo poco più avanti. Quando la donna sorpassa l’uomo, questo può partire. L’obiettivo dell’uomo è raggiungere la donna prima del traguardo e baciarla dal suo cavallo. 

Se l’uomo non riesce a baciare la donna, la corsa avviene in direzione opposta, solo che questa volta la donna dovrà raggiungere l’uomo prima del traguardo per colpirlo con una frusta. Questo gioco si basa su una tradizione radicata in diversi paesi dell’Asia centrale: quella di rapire le mogli.

Le mogli rapite

Nel 2013 il Kirghizistan ha reso illegale l’Ala-Kachuu, la pratica di rapire le donne per sposarle, e nel 2016 ha vietato i matrimoni con minori. Eppure circa il 10% delle ragazze kirghise si sposa quando non è ancora maggiorenne, spesso dopo essere stata rapita.

A riportare queste statistiche e a denunciare queste pratiche barbariche c’è, tra le altre, anche l’associazione internazionale Girls Not Brides.

Il rapimento della sposa è una pratica umiliante, che da molti viene percepita come una “tradizione kirghisa” da onorare. Spesso un ragazzo rapisce una ragazza perché ha paura che il suo fidanzato la sposi prima di lui, o per orgoglio dopo essere stati rifiutati da lei. A volte a rapirle sono perfetti sconosciuti che le vedono per strada o sul luogo di lavoro un paio di volte.

Il rapimento ha ripercussioni pesantissime sulla vita della ragazza rapita. Oltre al trauma e all’umiliazione del rapimento, spesso la ragazza viene anche stuprata, come per mettere un marchio indelebile su di lei.  Ma anche se la ragazza viene detenuta nella casa del rapitore per poche ore, è la sua reputazione ad essere danneggiata per sempre, qualunque scelta farà. Se si oppone al matrimonio, la sua famiglia potrebbe rifiutarla perché sarebbe un disonore avere una ragazza rapita in casa. Se anche la famiglia la accetta, nessuno vorrà più sposare una ragazza probabilmente stuprata.

Le conseguenze negative del rapimento possono essere ben più serie. Oltre al matrimonio infelice, Girls Not Brides riporta conseguenze come il suicidio e la prostituzione, quando la ragazza si rifiuta di sposare il rapitore ma viene rifiutata anche dalla sua famiglia.

Questo non succede solo in Kirghizistan, ma anche in tanti altri paesi, dall’India all’Armenia, alla Georgia, alla Cecenia e così via. 

I dati sono variabili, ma possiamo dire che almeno 1 ragazza su 5 viene rapita per essere sposata in Kirghizistan, in Cecenia questo interessa 1 ragazza su 4.

Come si sposano i gagauzi

La Gagauzia è un’unità territoriale autonoma ma non secessionista della Moldova. Siamo nel sud del paese, in una zona collinare, abbastanza arida, non troppo lontana dal Mar Nero e dal delta del Nistru, dove si producono tra i migliori vini moldavi. 

I gagauzi sono una popolazione turca e ancora turcofona che per vari motivi è finita annessa alla Bessarabia zarista, quindi sotto l’Impero Russo, a partire dal 1812, quando l’Impero Ottomano viene sconfitto.

A Beshalma si trova museo fondato negli anni ‘60 dal filantropo e studioso Dumitru Caraciobanu. Il museo ospita tantissimi oggetti di artigianato gagauzo e spiega la storia di questo popolo, attraverso i film girati dallo stesso Caraciobanu. 

I gagauzi hanno decine di usanze particolari, legate a diversi momenti del calendario agricolo e religioso.  Il rito più incredibile è quello del matrimonio, che combina elementi tipici turchi con altri cristiano-ortodossi.

Per cominciare, agli sposi vengono appoggiate monete sulla fronte, che ovviamente cadranno per terra. Questo simboleggia che il matrimonio non è per interesse economico.

Prima di lasciare le rispettive case sposo e sposa rovesciano un secchio d’acqua davanti ai loro parenti, nella speranza che il matrimonio scivoli via senza ostacoli come un fiume. La sposa, poi, deve lavare i piedi al marito, mentre gli invitati continuano a cospargerli di fango. Questo significa che anche nei momenti di difficoltà la sposa sarà sempre pronta ad accudirlo.

Vengono quindi gettate delle monete davanti allo sposo e alla sposa, che devono cercare di raccoglierle il più rapidamente possibile: chi ne raccoglie di più gestirà le finanze della casa. E’ frequente colpire le mani della sposa cercando di farle perdere le monete, per testare quanto è brava e diligente.

Buddismo e scacchi: i calmucchi

Un altro popolo poco conosciuto è quello dei calmucchi. La Calmucchia è una regione della Russia meridionale, situata vicino al Mar Caspio. La capitale, Elista, si trova a circa una giornata di viaggio da Volgograd.

I calmucchi, discendenti dei mongoli oirati, migrarono oltre il fiume Volga in cerca di terreni fertili nella prima parte del diciassettesimo secolo. Finirono per piantare radici in questa zona remota in seguito ad un accordo con lo Zar che permetteva loro di fondare un canato in cambio di un servizio di protezione dai nemici provenienti da est. La Calmucchia divenne così la più grande comunità buddista d’Europa, una provincia di circa 150000 fedeli che considerano il Dalai Lama loro capo spirituale.

Elista è una città addormentata dove si trovano stupa, ruote della preghiera, bandiere arcobaleno e un tempio tibetano gigantesco che contiene la più grande statua del Buddha in Europa. Oltre a questa minoranza buddista incastrata tra i musulmani del sud e gli ortodossi del nord, c’è un’altra cosa che rende questa provincia speciale: gli scacchi.

A Elista si trova il tempio degli scacchi conosciuto come Chess City, un grandioso duomo di vetro creato per ospitare le Olimpiadi di scacchi a molti campionati successivi, è un prodotto della mente del presidente Ilyumzhinov, che dopo un presunto contatto con una specie aliena, decise di trasformare una delle regioni più isolate e sottosviluppate d’Europa in un punto di riferimento per gli scacchisti del mondo.

Mari e monti

È difficile capire nel concreto in cosa consiste la religione tradizionale Mari. La cristianizzazione portata da Ivan il Terribile e l’ateismo forzato in URSS hanno sparpagliato i culti, che ormai sopravvivono solo nei villaggi, rendendoli più privati e clandestini che collettivi.

Il concetto fondamentale di questi culti pagani è l’armonia, l’empatia e la deificazione della natura. Chi vive nei boschi sacri, occupandosi della famiglia, del focolare e della sua casa, si inserisce correttamente nell’armonia dell’universo.

La religione tradizionale Mari è riconosciuta come uno dei culti ufficiali della Russia dal 1991, ma non esistono libri religiosi né la religione è insegnata nelle scuole, né è pubblicizzata in maniera esplicita. È sempre stata tramandata oralmente nei secoli.

Il fotografo Raffaele Petrella ha vissuto e documentato i culti pagani di un villaggio Mari. In cosa consistono questi riti?

Un culto collettivo tipico consiste in un raduno in un bosco sacro dove i fedeli portano tutte le loro ansie e preoccupazioni davanti al kart, il sacerdote. Lui riferisce i desideri personali al dio principale, chiamato Tum Jumo, che ha le sembianze di un vecchio con la barba bianca.

Poi vengono sacrificate le oche. Per vedere se sono adatte al sacrificio, le oche vengono stuzzicate spruzzando acqua con dei ramoscelli di abete bianco. Se rimangono calme, allora possono essere sacrificate. Nessuna parte delle oche può essere buttata o data in pasto ai cani: ciò che avanza dai banchetti rituali viene cremato nel fuoco, per tornare in comunione con la natura.

Con il sangue degli animali sacrificati si preparano dei ravioli, che poi vengono mangiati dai fedeli. Dopo aver preparato il cibo ogni fedele va dietro ad un albero e un focolare sacro per comunicare con la divinità che vi risiede. Poi inizia il banchetto.

Ogni cinque anni si sceglie un villaggio per una grande preghiera comunitaria, che di solito si svolge in autunno, in uno degli oltre 400 boschetti sacri del Mari El e della regione di Kirov.

La religione Mari è stata fortemente disincentivata o addirittura repressa durante l’Unione Sovietica. Molte persone hanno iniziato a pregare di notte, andando nei boschi sacri ad accendere i falò quando il fumo non li avrebbe traditi. Un altro motivo per cui tanti riti sono diventati notturni era perché durante il giorno i contadini erano impegnati a lavorare nelle fattorie collettive.

Ateismi sovietici

Religioni, credenze, tradizioni e riti hanno avuto in molti casi vita dura sotto l’URSS e anche i luoghi sacri sono stati sostituiti da equivalenti sovietici e, ovviamente, atei. 

Anche le unioni civili sono passate sotto il controllo dello stato con l’arrivo dei bolscevichi. Con la religione vista come l’oppio dei popoli, non si poteva più permettere che fosse la chiesa a gestire i riti matrimoniali, quindi sono stati creati degli spazi appositi per questo tipo di “contratti”.

Molte chiese sono state chiuse o distrutte e sostituite da palazzi dei matrimoni e delle celebrazioni in cui fare celebrazioni civili. I palazzi dei matrimoni esistono e sono utilizzati ancora oggi in molte città, sono spazi grandiosi, spesso dall’architettura futuristica. Alcuni tra i più stravaganti si trovano a Tbilisi, a Bishkek, a Almaty.

Le chiese che non furono chiuse invece furono convertite in musei dell’ateismo. Come riportato dal Moscow Times, delle 50.000 parrocchie e cattedrali esistenti sotto il governo dello Zar, nel 1939 solo tra le 200 e le 300 erano ancora attive. Delle molte chiese che furono prese dai bolscevichi, tra cui la famosa Cattedrale di San Basilio nella Piazza Rossa di Mosca, un numero significativo fu distrutto, mentre altre furono desacralizzate e convertite in qualcosa di completamente diverso. 

Un esempio è la maestosa cattedrale di Kazan, situata nel cuore di San Pietroburgo. Oggi è tornata a svolgere la sua funzione di chiesa, ma nel gennaio del 1932 la cattedrale fu chiusa dal governo per riaprire dieci mesi dopo con la nuova etichetta di Museo di Storia della Religione e dell’Ateismo, una struttura interamente dedicata al disprezzo del cristianesimo e delle altre credenze.

Al tempo l’edificio era diventato un’attrazione turistica così popolare che la gente aspettava due ore di fila per entrare, come riporta un articolo del New York Times del 1987. Mostrava gli strumenti di tortura dell’Inquisizione e mise in evidenza il ruolo dei sacerdoti come collaboratori sia dei nazisti che degli zar. Poi, ironia della sorte, negli anni successivi si è scoperto che il capo della Chiesa ortodossa russa è stato una spia del KGB.

Non tutte le chiese confiscate dai sovietici furono trasformate in istituzioni culturali. Alcune, come il monastero della Trasfigurazione di Solovetsky, fondato all’inizio del XV secolo su una remota isola del Mar Bianco, hanno avuto un destino molto più oscuro.

Situato nell’arcipelago di Solovetsky, oggi protetto dall’UNESCO, questo complesso monastico è considerato uno dei primi gulag, istituito da Lenin per rieducare i cittadini non desiderabili. Dal 1923, anno in cui è stato aperto, si stima che delle 80.000 persone che vi furono mandate nel corso di 16 anni solo la metà sia sopravvissuta.

Arrivando a oggi

La maggior parte delle parrocchie ancora in piedi sono state restituite alla Chiesa ortodossa dopo la caduta dell’Unione Sovietica; tuttavia, alcune funzionano ancora come musei e centri culturali.

Oggi la chiesa sta tornando a giocare un ruolo centrale nella vita dei russi. Putin è molto vicino a alla chiesa ortodossa e non si sono mai costruite tante chiese quanto adesso. Vice e il Moscow Times dicono che al momento il governo sta costruendo o sistemando 3 chiese al giorno.

In generale dalla caduta dell’Unione Sovietica si assiste a una crescita di sentimenti nazionalisti un po’ in tutte le ex repubbliche. I giochi nomadi sono l’esempio di un tentativo di tornare a stabilire un’identità nazionale, visibile anche attraverso competizioni tra paesi che gareggiano a chi ha la bandiera più grande.

A Baku, quella che aveva vinto il record come bandiera nazionale più grande del mondo con una lunghezza di ben 70 metri è stata calata nel 2011 perché il palo gigantesco su cui era issata stava per spezzarsi. Gli abitanti del quartiere in cui si trovava la bandiera sono stati fatti evacuare perché c’era il rischio che il palo, spezzandosi, danneggiasse le abitazioni sottostanti.

Scrivici!

Cemento è un podcast di Angelo Zinna e Eleonora Sacco.

L’editing audio è a cura di MAV.

Se non lo hai ancora fatto, iscriviti alla newsletter per rimanere aggiornato sull’uscita delle prossime puntate e ricevere questo file direttamente nella tua mail.

Vuoi parlare con noi dell’argomento che abbiamo trattato in questa puntata? Entra nel gruppo Facebook di Cemento, siamo contenti di proseguire la discussione!

Saremmo felici di sentire il tuo feedback, se i social non fanno per te puoi contattarci a posta@cementopodcast.it.  

Ci trovi, ovviamente, anche su Instagram.