02. Viaggi Brutali - Cemento Podcast

01.02 – VIAGGI BRUTALI

Quale miglior modo di cominciare Dicembre ed entrare nello spirito natalizio se non con una buona dose di brutalismo? Nella seconda puntata di Cemento abbiamo parlato di architettura, di fotografia e del rinnovato interesse per l’estetica modernista che associamo alle città sovietiche. Dopo aver visto come con il termine “Nuovo Est” alcune organizzazioni culturali stiano cercando di aggiornare l’immagine dei paesi dell’ex blocco orientale, ci siamo chiesti da cosa derivi l’attenzione per qualcosa che di nuovo ha ben poco: gli edifici di cemento del dopoguerra.

Obiettivi puntati sul cemento

Per quanto possa sembrare di nicchia, la curiosità verso l’estetica modernista e brutalista sembra aver contagiato un gruppo di persone molto più ampio dei soli appassionati di settore. Dal 2016 in poi il GuardianNew York Times, Condé Nast Traveler, Bloomberg annunciano tutti il ritorno del brutalismo. Il MoMa di New York lancia Toward a Concrete Utopia, una mostra fotografica dedicata all’architettura jugoslava del dopoguerra, mentre l’anno scorso l’Istituto Goethe di Mosca ed il Getty Institute celebrano il centenario del Bauhaus. Nel 2019 Phaidon pubblica l’Atlante dell’Architettura Brutalista, l’ultimo di una lunga serie di cataloghi fotografici dedicati a questo stile architettonico.

Uno dei primi libri di questo genere ad andare virale, nel 2014, era stato Soviet Bus Stops del fotografo Christopher Herwig. Hanno seguito molti progetti che reinterpretano in modo giocoso uno stile comunemente associato alla desolazione e all’abbandono. Dai modellini da costruire di Zupagrafika, alle mappe ed il calendario di Blue Crow Media, alla guida di John Grindrod su Come Amare il Brutalismo, fino alle piastrelle per rendere il tuo bagno un vero palazzo sovietico e la scacchiera del brutalismo londinese.

Questo interesse per l’architettura modernista si espande prima su internet grazie a pagine come Fuck Yeah Brutalism e gruppi come The Brutalism Appreciation Society, ma anche nel mondo dei viaggi, con tour architettonici che cominciano ad apparire in città da Tbilisi a Londra.

Soviet Asia

In questo microcosmo di persone che lavorano e si lasciano ispirare da forme moderne ci sono anche due artisti italiani. Nel cercare di capire cosa cosa ci sia all’origine di questo fenomeno abbiamo intervistato il fotografo di architettura Roberto Conte che insieme al collega Stefano Perego è autore del libro Soviet Asia.

Soviet Asia, edito da Fuel Publishing, è una guida fotografica dell’architettura modernista delle grandi città dell’Asia Centrale. Abbiamo chiesto a Conte come si diventa fotografi di brutalismo e come nasce un progetto di questo tipo. 

Dal Bauhaus ai giorni nostri

Dopo aver visto come “il brutto stia diventando bello” la domanda spontanea che viene da porsi è come il brutto sia diventato brutto. Se veramente la nostra percezione di un luogo cambia in base a come ci viene presentato, come abbiamo finito per associare le città di cemento al fallimento dell’Unione Sovietica?

Per rispondere a questa domanda si è aperto un vaso di Pandora e nel cercare di fare un po’ d’ordine abbiamo deciso di cominciare dal Bauhaus, la scuola d’arte tedesca fondata da Walter Gropius nel 1919. Insieme ai costruttivisti, ai razionalisti, ai membri del De Stijl la scuola di Weimar getta le fondamenta per quello che diverrà il Movimento Moderno. Il modernismo promuove una visione dell’architettura che dà priorità alla funzione prima che alla forma e propone edifici adatti alla gente comune, semplici da costruire e onesti nel significato.

La voce che avete sentito nel podcast è di Walter Gropius. Il discorso intero, insieme alle lezioni di altri membri del Bauhaus si trovano qui.

Quando i nazisti fanno chiudere il Bauhaus, i membri della scuola più vicini alla causa proletaria si spostano in Russia, dove collaborano con la scuola costruttivista del Vkhutemas, con la quale erano già in contatto da tempo, per costruire le città del futuro.

Derzhprom: il primo grattacielo d’Europa

La più grande opera dei costruttivisti è il Derzhprom, il Palazzo dell’Industria dell’allora capitale ucraina di Kharkiv. È il primo grattacielo d’Europa, ispirato alle Daylight Factories di Detroit. L’edificio, oggi candidato a diventare patrimonio UNESCO, si può considerare un precursore del brutalismo, trent’anni prima che il termine venisse coniato.

“Una casa è una macchina per abitare”

Nello stesso periodo emerge dalla Francia Le Corbusier, uno degli architetti più influenti dell’ultimo secolo, padre (involontario) del brutalismo che conosciamo. Nel 1924 pubblica Verso un Architettura, il libro che diventerà manifesto del Movimento Moderno. In Maledetti Architetti, Tom Wolfe prende in giro Le Corbusier dicendo “Il signor Purismo. Insegnava a diventare grandi architetti senza mai costruire edifici”. Il podcast On Architecture and Buildings dedica 12 ore di trasmissione a Le Corbusier.

Arriva Stalin: il Palazzo dei Soviet

Dopo la morte di Lenin nel 1924 seguono anni difficili, da cui, dopo una serie di lotte interne, emerge Stalin con la purga generale del Partito nel Plenum del novembre 1929, in cui vengono esclusi 170.000 membri (11% del totale).

Sono anni in cui l’URSS sta cambiando a velocità della luce: nel maggio del 1928 viene approvato il primo piano quinquennale in cui si prevede di collettivizzare 30 milioni di famiglie entro il 1930. 

Diverse scuole di pensiero coesistono negli anni ‘20. Alcuni parlano di postcostruttivismo come periodo a cavallo tra il costruttivismo e il classicismo socialista, detto anche stile impero o architettura staliniana.

L’architettura staliniana consiste in un neoclassicismo straordinariamente eclettico, fatto di eccessi: ogni edificio viene costruito come se si trovasse quindici paralleli più a sud. Enormi vetrate, balconate, soffitti altissimi; colonne, elementi folclorici e ultramoderni insieme, con echi vittoriani, barocchi, classici e addirittura mesopotamici. Un’architettura stadiale pensata per lanciare un messaggio al mondo.

Guido Carpi racconta la sua esperienza mentre studiava nella biblioteca Lenin nel libro Stalin, il Minotauro e la Cipolla.

Nel secondo piano quinquennale (1932 – 1937) Stalin decide di chiudere le chiese. La chiesa del Cristo Salvatore viene rasa al suolo nel 1935 per far spazio al Palazzo dei Soviet. Ci mettono più di un anno a rimuovere le macerie, il marmo finisce a fare la metro di Mosca e le fondamenta del palazzo, abbandonate durante la guerra, diventeranno la piscina riscaldata all’aperto più grande del mondo.

La khrushchyovka e il béton brut

Con la morte di Stalin e la fine della guerra, all’ideologia si aggiunge la necessità: Khrushchev inventa le case per il proletariato. La khrushchyovka o khrushchyoba, è rivoluzionaria per quanto riguarda la proprietà privata. Si tratta di prefabbricati di cinque piani, senza ascensore, fatti di decine di bilocali minuscoli; cucina di cinque metri quadri, soffitto alto due metri e mezzo, pareti sottili attraverso le quali si sentiva tutto quello che facevano i vicini.

Anya von Bremzen racconta delle khrushchyovka in L’Arte della Cucina Sovietica.

La stessa necessità di costruire edifici economici, per le masse, si presenta in Europa occidentale nelle città distrutte dalla guerra. Nasce il brutalismo che conosciamo. Le Corbusier costruisce l’Unité d’Habitation de Marseille e il termine inizia a circolare tra critici di architettura, tra cui Reyner Banham che pubblica l’articolo New Brutalism.

Un disegno de l’Unité d’Habitation, dal libro Le Corbusier Le Grand

Il brutto che diventa brutto, e poi torna bello

La filosofia dell’uguaglianza sociale perde la sua forza con l’indebolimento dell’Unione Sovietica. Le forme crude del modernismo vengono definite mostruose. Le città di cemento vengono associate al totalitarismo del regime comunista.

Il brutalismo non viene utilizzato solo nel discorso politico per rappresentare il declino dell’URSS durante la guerra fredda, ma anche nella cultura popolare. Kubrick utilizza uno scenario di cemento come sfondo di Arancia Meccanica (1972). Il modernismo socialista diventa una distopia nelle menti delle persone, che iniziano a odiare questo stile.

Dopo trent’anni di declino, il brutalismo è tornato ad essere apprezzato. Il New York Times, il Guardian, Bloomberg ne dichiarano il ritorno. Questa estetica sta venendo riscoperto e si iniziano a notare i dettagli sottili che caratterizzano edifici di questo tipo.

Forse è una reazione all’estetica finta a cui ci stiamo abituando, ai posti già visti mille volte nelle immagini da cartolina che circolano sui social.

Paradossalmente il brutalismo sta diventando l’opposto di quello che voleva essere: se prima era pura funzione adesso è solo estetica – neanche reale, ma virtuale perché la vediamo solo in foto.

Possiamo forse parlare di postbrutalismo? Un brutalismo che esiste solo nella forma e non più nella funzione.

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Cemento è un podcast di Angelo Zinna e Eleonora Sacco.

Ringraziamo MAV per aver prodotto la nostra sigla. Roberto Conte per la chiacchierata.

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